uscita d’emergenza

Quelle poche volte che gioco a calcetto mi metto a correre come un dannato lungo la riga laterale e a manovrare una quantità di palloni per chi sa metterla dentro. Mi piace avere il limite sempre a fianco, un punto di riferimento, odioso e con cui dover fare i conti.

Frontiera sud d’Europa: qui abito. La vita è un campo di calcetto? No, però…

Un anno fa sono morte, bla bla bla… questa settimana un altro naufragio, bla bla bla. Tutti si riempino la bocca nelle cerimonie commemorative.

Stasera c’è un altro normalissimo sbarco.

Fin quando saremo nell’emergenza, da bravi opportunisti quali siamo, si può speculare su questa gente e trarne profitto.

Ma è possibile che con tanto spazio per quest’uomo l’unica uscita sia l’uscita d’emergenza?

Il fatto è che “l’uscita d’emergenza” non combacia con “l’uscita dall’emergenza”, altrimenti sarebbe facile definitivamente aprire un corridoio umanitario e finirla con questa pagliacciata sulla pelle di fratelli africani.

Stasera c’è un altro normalissimo sbarco d’emergenza.

Si è appena conclusa la stagione della raccolta, in emergenza.

Alle porte c’è l’inverno e riprenderà la tortura delle arance calabresi. La situazione sarà senz’altro emergenziale.

Nel frattempo ci saranno gli alluvioni italiani: emergenza Italia!

La via d’uscita non è l’uscita, ma la via. Via dall’emergenza!

pozzallo, 2014 - uscita d'emergenza